|
da Pianotime di Novembre 1991
intervista di Pierfrancesco Moliterni
Perché hai scelto proprio il concorso di Cincinnati?
Perchè sono rimasto positivamente impressionato dal tipo di selezione
prevista: sin dalla prima prova niente studi, forse anche inutili per valutare,
subito, le qualità di interprete del concorrente. Prendere parte, senza
preselezioni, all'AMSA World Piano Competition è stato per me relativamente
facile in quanto già vincitore nel 1987 di un concorso internazionale, quello di
Enna. A Cincinnati c'erano sessanta minuti fin dall'eliminatoria per eseguire
buona musica. Il programma della prima eliminatoria già prevedeva, tra l'altro,
uno dei due concerti con orchestra che era obbligatorio presentare (io ho
suonato parte del Secondo di Chopin). Per me gli scalini successivi sono stati
tutti in discesa, una volta superate le prime due eliminatorie così particolari
per un concorso internazionale. Insomma più musica e meno tecnicismo fine a se
stesso: questa è stata la vera molla che mi a fatto saltar su di un aereo dalla
Puglia all'Ohio.
Quali sono le tue precedenti esperienze pianistiche?
Ho studiato al Conservatorio "Piccinni" di Bari. Ho conosciuto diversi
maestri, perché ritengo fondamentale arricchire al massimo il proprio bagaglio
di esperienze e di scuole. Fondamentalmente però, tre sono i punti fermi della
mia formazione, a cominciare dalla insegnante di Conservatorio Angela Montemurro
Lentini, che tuttora frequento e con cui ho da sempre un rapporto più che
didattico. Una presenza importante per la mia formazione musicale: sempre
galvanizzante e nello stesso tempo capace di farmi avvicinare allo studio
pianistico con umiltà e senso analitico. Il secondo è stato ed è Fausto
Zadra che mi ha insegnato una maggiore padronanza
dei miei mezzi pianistici una maggiore consapevolezza ed al tempo stesso
naturalezza nel controllo del suono, conducendomi per mano verso la scoperta di
un elemento qualitativo fondamentale del pianista, il tocco. Ultimamente ho
conosciuto un altro maestro a cui mi sento legato, Aquiles Delle Vigne,
che è stato allievo di Arrau; credo che grazie a lui sto acquisendo una
maggiore coerenza interpretativa, una perentorietà fondamentale per essere
convincenti quando si suona.
Cosa avrai dall'AMSA, dalla "American Musica
Scholarship Association", l'agenzia statunitense che ha sponsorizzato il
concorso di Cicinnati?
Al vincitore assoluto, che non c'è stato, veniva offerto un
concerto al Lincoln Center di New York. Peccato. Per me e per il collega
americano, con cui divido il secondo premio, hanno però organizzato, in
novembre, una serie di concerti nell'Ohio. Spero che quella possa essere
per me l'occasione per farmi conoscere non solo negli USA, ma anche in
Europa; spero che mi si apra una strada per una affermazione che, lo so
bene, è assai difficile, viste le caratteristiche un po' ripetitive di un
mercato musicale che molto difficilmente rischia sui giovani.
Hai notato qualche particolare differenza, per un
pianista come te che viene da un Conservatorio "di provincia", nelle
concrete possibilità di inserirsi nel mondo musicale italiano che conta?
Assolutamente non per quello che riguarda la preparazione
scolastica. Il Conservatorio barese ha una sua tradizione pianistica
riconosciuta a livello nazionale, rappresenta insomma quella che si
dice una "scuola". Ben altro discorso invece per le opportunità di
inserimento in un ambiente musicale vivo e vitale che possa aiutare le
giovani leve del concertismo. Intendo dire farsi conoscere dal pubblico,
ma anche ascoltare solisti, direttori, interpreti di livello. La vita
musicale a Bari, nel senso della produzione (non in quello della
distribuzione, che è alquanto elevata) lascia a desiderare. Speriamo che
la mia affermazione americana serva a smuovere qualcosa o qualcuno... |